Il Corpo Parlante

In psicoanalisi il corpo non coincide né con l’organismo biologico né con l’immagine speculare dell’Io.
Il corpo è piuttosto un corpo parlante, segnato dal linguaggio e dal godimento.
Questo testo interroga il modo in cui il godimento si iscrive nel corpo, producendo effetti clinici che eccedono ogni lettura normativa o adattiva.

Corpo e godimento
Mary Nicotra
Presentato in Discorsi di Psicoanalisi Lacaniana
A cura di IPOL

Scritto sul corpo c’è un codice segreto, visibile
solo in certe condizioni di luce;
quello che si è accumulato nel corso della vita si ritrova lì.
In certe parti il palinsesto è inciso con forza tale che le lettere
si possono sentire al tatto,
come fosse stato scritto in braille.
Preferisco tenere il mio corpo ripiegato,
al riparo da occhi indiscreti.

Jannette Winterson

Se la scienza si occupa dell’organismo, e dunque degli organi che riguardano gli aspetti biologici di un corpo, la psicoanalisi si occupa del corpo in altro modo. Nella rivista della Causa Freudiana n.44 Eventi di corpo, Miller specifica che l’organismo sostiene due corpi distinti: il corpo del sapere, quello che sa cosa bisogna fare per sopravvivere, che è il corpo degli organi, il corpo che tratta la medicina e l’altro Il corpo libidico, il corpo godimento che è quello che interessa la psicoanalisi. Forse non sarebbe stata possibile la scoperta dell’inconscio e della psicoanalisi se Freud non si fosse interessato a ciò che le isteriche potevano dire dei loro corpi. Corpi di cui le sue pazienti parlavano, corpi malati di “una verità singolare”, corpi parlati dalle parole. Freud scopre con le sue pazienti che il corpo isterico non risponde affatto al sapere anatomico né neurologico che lui stesso in quanto neurologo conosceva bene. E’ questo ascolto che permette a Freud di scoprire il processo del rimosso, il concetto di inconscio, il ruolo del trauma nel senso in cui il trauma lascia tracce nel corpo. Freud ha potuto mettere in rilievo attraverso il sintomo isterico che il significante, in quanto simbolico, marcava il corpo.

Che ne è della parola? Quale è la connessione tra il linguaggio e il corpo? Tra la scrittura che si attua nella parola e la lingua delle isteriche che scrive i suoi geroglifici sul corpo stesso? Freud inizia ad interrogare la relazione tra il linguaggio e il corpo, il funzionamento della parola nella vita psichica. L’entrata in scena della psicanalisi ha dissolto il teatro dell’isteria della Salpetriere con Charcot. Freud cerca la risposta al mistero del corpo parlante dell’isterica nel campo delimitato dell’inconscio. Non più scena pubblica, ma teatro privato che ha il luogo depurato su un’Altra scena. Il sintomo isterico è inanzitutto un messaggio che si indirizza all’Altro che lo riceve e gli dà un significato. In Psicopatologia della vita quotidiana, Freud ci invita ad interessarci a ciò che è messo nel discorso rispetto al corpo: “ ho un nodo alla gola”, “ho i nervi a fior di pelle”, ho un peso sullo stomaco” solo per citarne alcune .

E …quante domande sorgono ogni volta che si è confrontati con la fragilità del proprio corpo? quando un’effrazione ci strappa all’ omeostasi raggiunta. Ogni volta che l’armatura offerta dal simbolico vacilla , voilà sorge l’affetto principe: l’angoscia.! Il corpo in psicoanalisi, con Freud è dunque un corpo animato dalla libido e dalle pulsioni marcato dal significante. Il trattamento con le isteriche ha condotto Freud a reperire i limiti della guarigione attraverso le parole spingendolo ad elaborare la seconda topica ( Io-Es- Super Io) e il concetto di pulsione di morte al di là del principio di piacere.

Con Lacan … Lacan dal canto suo non hai mai smesso di interrogarsi rispetto alla tessitura del corpo con le parole. Si interessa innanzitutto agli effetti che si producono, in un corpo vivente e sessuato, per il fatto di essere parlante e mortale. In La significazione del fallo del 1958 dirà che ciò che gli interessa non è tanto il rapporto dell’essere umano al linguaggio in quanto fenomeno sociale ma piuttosto che si tratta di ritrovare nelle leggi che sottengono l’altra scena , quella dell’inconscio, gli effetti di linguaggio determinanti per la costituzione del soggetto. Il suo insegnamento esplora due versanti : Quello del senso, cioè quello nell’istante del soggetto dell’inconscio, che riguarda il simbolico e l’immaginario e quello del godimento che concerne il corpo e rivela del reale, il terzo dei registri insieme al simbolico e l’immaginario che è il registro dell’indicibile, quando il significante si scopre ridotto ad una lettera, fuori dal senso.

Cosa si può dire rispetto al concento di godimento…? Nel Seminario VII, L’etica della psicoanalisi, del 1959-1960, Lacan dà una definizione di godimento a partire dal ritorno al concetto di pulsione di morte che Freud descrive in Al di là del principio di piacere. In quello scritto Freud isola la componente distruttiva e silenziosa che tende a ripetersi senza una logica della pulsione di morte. Lacan riprende questo concetto facendo un salto paradigmatico, passa dall’inconscio strutturato come un linguaggio al concetto di godimento come irriducibile al desiderio. L’irriducibilità del godimento è determinata dal fatto che il godimento viene dalla Cosa. Mentre il desiderio è in posizione dialettica (come desiderio dell’Altro), il godimento invece rimane fissato autisticamente alla Cosa e per questo resta irriducibile davanti al desiderio dell’Altro.

Il desiderio infatti, grazie all’azione significante dell’Altro sul soggetto che ne svuota il corpo istituendolo come una mancanza a essere, fonda il soggetto come soggetto diviso, che si strutturerà attorno a questa necessaria perdita originaria. Il godimento invece si struttura intorno alla Cosa, che in Freud è il das Ding, l’oggetto del mitico soddisfacimento, perduto con la rimozione originaria. Per Lacan la Cosa è godimento assoluto, da sempre perduta perché si cancella proprio dove si scrive. Si tratta di un godimento che non riesce ad essere del tutto trasformato in simbolo, in un detto, localizzato nel corpo, e questo porta Lacan a concepire l’Altro simbolico mancante di per sé, connotato da una mancanza costitutiva.

Questa condizione è universale, nel senso che per tutti, al di là delle strutture, c’è un indicibile, non simbolizzabile ed è proprio in questo senso che Miller, parlerà di “preclusione generalizzata” e di una supplenza ristretta» ( Miller, 2001, pag.193). La prima risponde all’impossibilità dell’essere umano di diventare un tutt’uno con l’Altro e superare la sua mancanza ad essere. La seconda consiste nello sforzo per rimediare al rigetto del significante che garantisca una stabilità del linguaggio; la supplenza diventa il modo soggettivo per impedire lo scatenamento per soggetti che non possono avvalersi della soluzione edipica.

Oggi, dopo più di un secolo dalla nascita della psicoanalisi, viviamo nella società della globalizzazione nella quale il soggetto moderno è generalizzato, omologato, dissolto nella pluralizzazione degli stili di vita, espropriato dal godimento degli oggetti pulsionali che riguardano il corpo. Con Jacques Lacan, il corpo è investigato all’interno dei tre registri fondamentali: immaginario, simbolico e reale.

Come dicevano prima il corpo si presenta come un enigma. Avere un corpo interroga. L’essere unano s’ingarbuglia col proprio corpo, e al contempo ne subisce una “cattura”. È nel Seminario Le Sinthome del 1975 – che Lacan afferma: “il parlessere adora il suo corpo perché crede di possederlo. In realtà, non lo possiede, perché il corpo, sua unica consistenza – consistenza mentale, ovviamente – sfugge continuamente. È già abbastanza miracoloso che sussista lungo tutto il tempo della sua consunzione” (p.66). Poiché il corpo ci sfugge, scappa, ci vuole qualcosa per farlo tenere. Per tenere insieme il corpo è necessario un principio d’articolazione, un ancoraggio.

La psicoanalisi lacaniana utilizza tre modi essenziali, parte dall’immaginario, con lo stadio dello specchio, che è come un principio di consistenza – che conferisce un’unità al neonato, s scoordinato, e organizza il suo rapporto con e verso il mondo e gli oggetti. Al corpo immaginario Lacan articola il corpo simbolico, quello del linguaggio, per giungere al corpo reale che rinvia al godimento. Con Lacan dobbiamo considerare la dimensione del significante come reale nel suo incontro con il corpo. Un corpo che “ si gode”, enigmatico. Se ne può ascoltare qualcosa nelle formulazioni di chi a fronte di un’esperienza da cui si sente risucchiato enuncia: “ è più forte di me’ “non posso fare diverso” .

Per dirla in altro modo, come il parlessere si costruisce un corpo? Che rapporto intrattiene con il proprio corpo? Per la psicoanalisi il corpo è parlato dai significanti propri del soggetto, la costruzione del corpo è l’effetto singolare che concerne la tessitura delle parole e del corpo per ciascuno nella propria singolarità, come effetto della risonanza del significante sul corpo.

Dall’incontro tra la struttura significante e il corpo si produce una perdita, qualcosa che si stacca dal corpo e che Lacan chiama l’oggetto a. Lacan aggiunge agli oggetti freudiani :orale, anale e genitale l’oggetto voce e l’oggetto sguardo. Nel Seminario XI indica che questo oggetto a intorno al quale la pulsione fa un giro non è altro che un vuoto, un buco, che può essere occupato da qualunque oggetto. L’oggetto a fa un buco nel corpo, bisogna pensarlo come un oggetto perduto, perché per quanto si provi non si potrà saturare…mangiare tutto, vedere tutto, comprendere tutto… ha dunque uno statuto particolare perché a volte è nel corpo, a volte è fuori corpo, è ciò che abbiamo di più intimo ma allo stesso tempo di estraneo – extime .

L’esperienza analitica è un’esperienza di parola che avviene in presenza di due corpi: quello dell’analizzante e dell’analista. La messa in gioco della parola, per ciò che concerne questa esperienza, rivela la disgiunzione che c’è tra corpo in quanto corpo godente, la parola e l’essere. Ciò che se ne intravede, permette a volte che si produca una sorpresa , nel rilancio di un nuovo legame con la vita. Nel seminario VII Lacan parla del “non desiderio di guarire” dello psicoanalista. Cosa vuole dire? Forse che per l’analista l’incurabile e l’impossibile non sono situazioni da sconfiggere. L’analista ha imparato, a partire dalla propria esperienza come analizzante, che non si può guarire dalla condizione umana.

Per la psicoanalisi lacaniana il soggetto non è il risultato della somma delle tracce di memoria ma piuttosto emerge dagli equivoci possibili, degli inciampi dell’esperienza linguistica . Nel suo ultimo insegnamento Lacan mette in rilievo che si tratta di un inconscio che agisce come una memoria di punti discontinui, di tagli, di rotture che agiscono direttamente sul corpo. Si passa dall’inconscio strutturato come un linguaggio al parlassere, neologismo che Lacan conia per condensare in una parola la relazione indissolubile tra essere umano, linguaggio e pulsione. Con Lacan l’incurabile smette di essere un fallimento per essere invece preso come il modo singolare di ciascuno di stare al mondo.